
La contea di Borrello: Il cuore perduto del nostro territorio
Ci sono luoghi che parlano ancora, nonostante il tempo e l’oblio. Luoghi che custodiscono nella terra, nelle rovine e nei ricordi delle persone una storia fatta di grandezza e di declino, di lotte e di rinascite. La Contea di Borrello è uno di questi luoghi: un tempo florido feudo, oggi memoria silenziosa di un passato che ha segnato profondamente l’identità del nostro territorio e delle sue tradizioni agricole.
Noi di Tenute De Giglio crediamo che il vino sia più di un prodotto: è il racconto di una terra, della sua storia e delle sue genti. E la Contea di Borrello è il cuore pulsante del nostro racconto.
Le Radici della Contea di Borrello: Un Crocevia di Popoli e Storia
La Contea di Borrello nacque come un avamposto strategico, un crocevia di popoli e culture che, fin dall’epoca magnogreca, vedeva passare commercianti, pellegrini e soldati. Situata sulle prime colline della Piana di Gioia Tauro, lungo le pendici delle pre-Serre calabresi, questo lembo di terra rappresentava un punto nevralgico per il controllo del territorio e delle vie di comunicazione tra la costa tirrenica e l’entroterra.
Le sue colline, fertili ben esposte al sole, erano il luogo ideale per lo sviluppo dell’agricoltura e già in epoca greca si praticava la coltivazione della vite e dell’olivo. Il nome di Borrello compare nei documenti medievali legato a un “castrum”, un insediamento fortificato che dominava il territorio e proteggeva gli insediamenti rurali circostanti.
Durante il periodo bizantino e normanno, la Contea divenne un feudo fiorente, con il Castello di Borrello che sorse come baluardo difensivo e centro del potere locale. I casali di Borrello—Serrata, Laureana, Candidoni, Bellantone, Vasia, Stellitanone e Santa Lucia, si svilupparono attorno al castello, creando una rete agricola e sociale che garantiva la prosperità dell’areale.
I Frati e l’Innovazione Agricola: La Sapienza che Custodisce la Terra
Nel Medioevo, la crescita agricola della Contea di Borrello fu profondamente influenzata dalla presenza dei frati Benedettini e Cistercensi, veri custodi del sapere agronomico. Nei conventi dei Minimi e dei Minori, situati nei pressi del castello e dei casali, i monaci non solo predicavano e pregavano, ma erano anche innovatori e maestri nell’arte della coltivazione, grazie ai viaggi e loro studi. Iniziarono a tramandare le pratiche agricole, dove le colture più rappresentative erano la canna da Zucchero, ll gelso, l’olivo e la vite.
Per i monaci, il vino non era solo un prodotto agricolo, ma un elemento sacro, legato alla liturgia e alla comunità. Nei conventi, si producevano vini destinati sia al consumo religioso che al commercio, rendendo la Contea di Borrello un punto di riferimento per la produzione vinicola dell’epoca.
Dal Periodo Svevo al Declino Borbonico
L’apogeo della Contea arrivò sotto il dominio di Federico II di Svevia, che scelse questa terra per le sue riserve di caccia e per la qualità dei suoi prodotti agricoli. Durante il periodo angioino e aragonese, tuttavia, iniziarono i primi segnali di declino: i conflitti tra signorie, la crisi economica e l’accentramento del potere feudale ridussero l’autonomia e la prosperità della regione.
Sotto i Borboni, la Contea conobbe una ripresa parziale, grazie a riforme agrarie che tentarono di ridare slancio alle coltivazioni. Ma la vera svolta drammatica arrivò nel 1783, con il devastante terremoto che cancellò interi villaggi in tutta la Calabria sud – occidentale, costringendo gli abitanti ad abbandonare Borrello per rifugiarsi nei casali vicini, in particolare a Laureana di Borrello, che divenne il nuovo centro amministrativo.
Il terremoto del 1783 e la fine di un’era
Il 5 febbraio 1783, un terremoto di inaudita violenza colpì la Calabria, radendo al suolo castelli, monasteri e interi Casali. Il Castello di Borrello crollò, le chiese e i conventi furono distrutti, con loro si persero secoli di documenti e testimonianze.
Con la fine della Contea di Borrello, anche la sua tradizione agricola e vitivinicola subì un colpo durissimo. Le terre coltivate a vite vennero progressivamente sostituite da oliveti e agrumeti, e le tecniche agronomiche tramandate dai frati andarono via via disperdendosi.
Borrello oggi: una memoria da riscoprire, un futuro da scrivere
Eppure, la storia non è mai del tutto perduta.
Oggi, tra le colline della Contea di Borrello, resistono ancora antichi vigneti, curati da pochi viticoltori che hanno ereditato l’amore per questa terra. Le viti che un tempo fornivano vino ai monaci e ai nobili del Regno di Napoli sono ancora lì, testimoni di una tradizione che merita di essere riscoperta e valorizzata.
Noi di Tenute De Giglio crediamo che la viticoltura non sia solo un’attività agricola, ma un atto di memoria e di appartenenza. Ogni vite piantata è un filo che ci lega al passato, ogni calice di vino è un frammento di storia che possiamo ancora raccontare.
La Contea di Borrello vive ancora, nei suoi vigneti, nei suoi ulivi, nei suoi resti antichi. Con il nostro lavoro quotidiano, nei nostri vini, vogliamo riportare alla luce quel passato glorioso, per farlo rivivere nel futuro.
Perché la storia non si cancella, si tramanda, e il vino è il miglior custode del tempo.
FONTE: Panoramica storica su Borrello antico centro della Calabria- Vincenzo Montorro 1992.
